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Painting is silent poetry, and poetry is painting that speaks. Simonides

Alfio Presotto






Vita

Il Maestro Alfio Presotto E’ nato nel 1940 a Torre del Mosto, in provincia di Venezia. Fre- quenta i corsi dell’Accademia di belle Arti di Firenze nel 1957-58 e nel 1960 aderisce al gruppo del Realismo a Milano. Tra le mostre personali e collettive ricordiamo nel 1969 l’esposizione U.S.A.L.B.A. a Milano, la mostra al Salotto Rossini di Pesaro nel 1970 e la partecipazione al Salon Art Libre di Parigi nel 1974. Nel 1975 espone all’Art Gallery di S.Francisco e dal 1989 al 1992 a Bergamo. Nel 2001 e 2002 è presente all’Expoart di Montichiari e a Contemporanea Arte Forlì. Nel 2000 e 2002 espone alla Galleria D’Ambrosio di Brescia, nel 2002 partecipa alla mostra “ Il corpo e lo sguardo “ al Palazzo Ducale di Revere ( Mantova ). Nel 2003 partecipa alla XII°edizione di Vicenza Arte e orlì Arte; nel 2004 è presente alla XII° Mostra Arsmedia di Bergamo.Nel 2006 partecipa a Vicenza Arte. Nel 2007 è presenta alla Mostra “Per …Bacco “ Palazzo Antinori a Firenze. Vive e Lavora a Tirano ( So); La sua opera pittorica è segnalata nel volume “ I giudizi di Sgarbi “ edito nel 2005 dall’Editoriale G. Mondadori






Critica

Vittorio Sgarbi

I dipinti di Alfio Presotto definiscono una precisa idea di bellezza e spiritualità. Il suo lavoro è complesso, e non tanto per la tematiche proposte, quanto per gli elementi su cui fonda la riuscita dei suoi dipinti, ossia l'accuratezza del disegno preparatorio e la qualità delle velature. L'esaltazione del corpo femminile nasce dalla capacità dell'artista di muoversi nei contrappunti cromatici e nei passaggi precisamente realizzati delle luci e delle ombre, in un invenzione scenica dove lo spirito sovverte la materialità plastica e carnale della figura, conferendole un carattere di sacralità. Se nel suo fare immaginifico si può notare il senso di calore emanato dalla sensualità delle sue raffigurazioni, dove campeggia un eterno femminino di grande suggestione, ben altrimenti fredda appare la determinazione con cui Presotto opera su tela. L'artista infatti conduce l'osservatore in un universo di simboli, lungo un itinerario dove il senso della bellezza convive con un presentimento di morte, o quanto meno con un senso sonnolento di attesa per qualche evento fatale. Nella Nascita del mito, o nella Salomé, dove l'immagine femminile è del tutto contemporanea nelle fattezze, e tuttavia arcaica nel prestare la sua morbide bellezza all'interpretazione leggendaria, c'è tutto il piacere di raccontare, persino con una lieve dose di ironica morbosità, un vissuto senza tempo. La tecnica è colta e intelligente, mentre la nobilitazione della superficie del quadro si affida a elementi decorativi classici, che tuttavia sembrano alludere, in alcuni casi, a un liberty rivisitato. La narrazione che scorre da quadro a quadro ha come emblema retorico la figura femminile, per lo più sdraiata o appoggiata a un guanciale, come in Vanitas, ma sempre sfuggente e inquietante come in Enigma dell'anima. Sembra però che Presotto si impegni ogni volta a contraddire l'incanto che lui stesso ha messo in scena, per sottintendere l'idea di una smitizzazione persino ironica. Sotto la sua reggia si compone un paesaggio umano che conquista l'immaginazione, in quanto la figura femminile sembra alienarsi dalla sua materialità, per assumere un atteggiamento di compiacente complicità. C'è in questi quadri un evidente bisogno di guardare al passato. È quindi possibile immaginare la sua bottega come un luogo di presenze invisibili, quelle che ancora permangono di una formazione maturata nell'ammirazione di un neoclassicismo popolato di messaggi simbolici e vitalistici. Da quel grande sogno di riscoperta estetica il nostro pittore ha ricavato l'incanto irrequieto di rivisitare la bellezza immutabile del mito in chiave moderna. Forse ancora oggi egli si considera l'erede di un lascito, quindi con rigore insegue la sua idealità nella realizzazione di opere di piena compiutezza. In questo universo pittorico è comunque inquietante il racconto dell'inganno del tempo in agguato dietro il sogno irrealizzabile dell'eterna giovinezza, o della vertigine dietro illusioni di onnipotenza incarnate dal mito di Icaro. Quando poi l'artista si cimenta nelle nature morte di frutti e nelle composizioni floreali, emerge una chiave interpretativa persino manieristica, che si esalta nei giochi della cromia e nelle variazioni tematiche. Ma nel momento stesso in cui Presotto esplicita con il suo lavoro l'intenzione di proseguire un passato continuamente evocato e di cui accoglie le convenzioni simboliche, ecco che riesce a liberarsi dal gusto archeologico della riscoperta, per operare una sua personale meditazione sulle implicazioni metafisiche che comporta la rappresentazione di un'assenza.
















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