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Painting is silent poetry, and poetry is painting that speaks. Simonides

Armando de Stefano





Napoli, 1926



Autentica personalità dell'arte napoletana, Armando De Stefano fu attore di primo piano in tutti gli avvenimenti artistici della città dal 1947 in poi. Con la pittura, l'artista è tornato al nostro migliore Seicento, risciacquandolo nelle acque di una percezione modernissima del "reale": il ribaltamento in avanti della prospettiva, la riduzione dell'ambiente in atmosfera d'assenza, la iterazione delle figure, l'inserimento improvviso di elementi estranei o di partiture spaziali. I personaggi assumono una incombenza quasi ossessiva, le presenze significanti rendono più esplicito il richiamo al presente, le iterazioni svelano sdoppiamenti psicologici o momenti di una medesima vicenda, i volti sono altrettanti specchi nei quali è possibile riconoscersi. Armando De Stefano ha continuato a guardare il mondo come realtà in divenire, costituita dagli uomini con i loro problemi insoluti o insolubili e dalle situazioni da essi cagionate o patite; ha continuato ad interpretare la vita sociale non come "banalità" nella quale si cerca di annegare il problema dell'esistenza, ma come fenomeno di cui si è partecipi e che postula, pertanto, una relazione; ha continuato a fare parte della società, respingendo formule di mera operazione o di ricerca parascientifica.






Armando De Stefano è nato nel 1926 a Napoli, dove tuttora vive ed insegna all'Accademia di Belle Arti. Inizia la sua attività artistica nel 1947 dando vita con altri sei pittori napoletani al "Gruppo Sud". Le sue opere presentano una verità poetica capace di aprirsi all'invenzione, alla fantasia, al sogno, e soprattutto a quella trama di immagini e di richiami culturali che sono il tessuto di ogni opera d'arte. Il realismo è il suo credo pittorico e niente gli è più congeniale della sua ricerca sul concreto, sul dato di fatto, sia esso quotidiano o storico. Ma la sua opera stenta a collocarsi all'interno della corrente realista, priva com'è di quelle caratteristiche di scuola ( il gusto per la denuncia, la tendenza per il manifesto, una certa dose di populismo), che sono distintivi di quella stagione. De Stefano ha sempre lasciato spazio ala sua ricerca formale e alla cura di quei valori figurativi, che per lui sono la base della buona pittura. Gli anni dal '56 al 61 lo vedono impegnato in un'area che per molti aspetti si richiama a quella dell'Espressionismo materico e astratto: In apparenza un vero cambio di rotta senza rinunciare ,però, mai all'immagine. La quale non scompare, ma si fa materia, segno, affiora dalle sovrapposizione dei colori o ne resta sommersa, ma in ogni caso è presente. Ma dal '62 De Stefano riscopre il piacere del ritorno alla pittura d'immagini, con quanto di popolare e narrativo essa è capace di esprimere. Siamo alla nascita dei grandi cicli, che dall'Inquisizione a Masaniello alla Rivoluzione napoletana del '99, hanno impegnato non solo questi ultimi anni di attività dell'artista, ma i fatti più drammatici e anticipatori della nostra storia.


ARMANDO DE STEFANO (Napoli, 1926)
















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