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Painting is silent poetry, and poetry is painting that speaks. Simonides

Ersilia Leonini







Nasce a Firenze nel 1955. Diplomata all'Istituto d'Arte di Siena ha frequentato la Facoltà di Lettere seguendo i corsi di Storia dell'Arte, del Cinema e del Teatro mentre al Centro Studi Tecnico-Cinematografici di Firenze quelli per Cineoperatori e per Fotografi. Nel 1978 espone nella sua prima personale di pittura. Insieme ad alcuni artisti senesi dà vita all' "iperfantastico", colori e forme in rigorose composizioni geometriche. Negli anni Ottanta apre a Siena un laboratorio per la creazione di maschere artistiche - con le quali collabora anche a coreografie teatrali e ad uno stage a new York - che divengono nel tempo vere e proprie sculture. La sua fervida attività espositiva la porta in numerose mostre nazionali ed internazionali sia in Italia che all'estero; tra gli appuntamenti più recenti ricordiamo, fra 2011 e 2012, la rassegna “Pelle” presso “Simultanea – Spazi d'Arte” a Firenze, le Fiere d'Arte di Arezzo e Forte dei Marmi, la personale alla Galleria “Arte in movimento” di Forte dei Marmi ed una imponente commissione pittorica - ritratti - per una collezione privata che la porta spesso a lavorare a Parigi.







“Artista decisamente non convenzionale, Ersilia Leonini viene da un percorso formativo che già sovverte le regole giungendo alla dimensione figurativa di oggi dopo l'esperienza dell'astrazione geometrica quanto della sperimentazione materica e non viceversa. Così appare anche dalle sue scelte tematiche nelle quali, fino a poco tempo fa, prevalevano i nudi di soggetto maschile piuttosto che femminile. Il suo realismo diviene infatti una sorta di metalinguaggio, più incline alla dimensione psicologica che a quella dell'oggettività e della concretezza. I suoi personaggi, ritratti prima fotografici e poi ri- e de-strutturati pittoricamente, così veri da forare il quadro eppure vanno oltre la narrazione della propria vicenda umana come dimostrano le ambientazioni ed i “fondali” scenici nei quali l'artista espande la narrazione a stratificare memoria personale e comunicazione di massa, con la libertà di recuperare in certe valenze gestuali e materiche il proprio background culturale ed esperienziale ma con la consapevolezza anche di suscitare un impatto visivo spesso disorientante. E del resto, come lei stessa dichiara, ciò che intende provocare è piuttosto un'emozione estetica prima che una riflessione filosofica o concettuale.” Roberta Fiorini 



















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