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Painting is silent poetry, and poetry is painting that speaks. Simonides

Franco Brescianini















Franco Brescianini





Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private italiane e straniere. Dal 1975 è in permanenza nel museo civico di Pizzighettone (CR), nel museo Usellini Arona (NO), nella Pinacoteca d'Arte Moderna di Santhià e nel Museo di Strasburgo.

Nel 1989 vinse un importante primo premio su invito, il premio FIAT - IVECO - SAVA-LEASING - PIRELLI a tema sull'automobile e il premio del Presidente della Repubblica alla C.R.A.I. della Malpensa.

Nel 1991 opera in Germania con Ernesto Treccani, Trento Longaretti, Saverio Terruso,Francesco Coter e Bewt Stubbe, dove tiene un corso di disegno e acquarello a Anholt - Isselburg e partecipa a un giro di mostre importanti in tutta la Germania.

Nell'ultimo periodo le sue opere si trovano a Toronto, Ginevra, Parigi, Tokyo, Boston e New York.




















Franco Brescianini

Franco Brescianini superata la soglia dei cinquant'anni, ha dietro di sé un'importante carriera di pittore. La sua biografìa, ancorché non recentissima, dice che ha vinto premi in mostre nazionali ed internazionali di grande prestigio. Ciò comprova come egli goda di vasta notorietà e di particolare prestigio negli ambienti che contano nella pittura contemporanea internazionale.

Risultato evidentemente dovuto all'impegno senza sosta nella ricerca di una espressività sempre nuova e di un discorso sempre più complesso e tuttavia immediato da proporre al suo pubblico, approfondendo in sé, nella psiche e nell'intelletto, motivi di umana urgenza e di speculazione intuitiva.

Dice di se stesso, in maniera concisa, ma chiara ed espressiva:"Nei miei quadri non mi interessa riprodurre quello che vedo. Sono sempre stato un creativo. Mi ispiro ad artisti come Francis Bacon ed Egon Schicle e sono legato alla corrente dell'espressionismo tedesco, anche se la rielaboro in modo personale".

È l'inizio di un discorso più lungo, che riprenderemo, seguendo le tappe della sua variegata e intensa carriera. Per ora sottolineiamo che ha saputo, in poche righe tracciare la propria fisionomia d'artista, rivelandoci, sia pure per sommi capi, le fonti e gli intendimenti della sua arte.
Ha privilegiato la strada della ricerca personale, dell'originalità nel tratto e dell'espressione, pur mantenendosi nei binari di una tradizione che reca le stigmate della modernità.

Premesse non eliminabili di chi intende l'arte non già come pura evasione o come sogno, ma come vita rivissuta nell'intimità del proprio io e collegata per sottintesi messaggi al tempo e alla società di cui si sente parte viva. Il cammino percorso dell'artista Brescianini appare dinamico e variegato aperto a tutte le esperienze (quella musicale, fra le altre) che hanno finito col confluire fatalmente, nella predominante propensione pittorica.

Nato in un paese del bresciano, il nostro pittore è cresciuto in una famiglia numerosa di tipo patriarcale che gli ha inculcato il culto dei valori morali e le virtù della caparbia e solida gente di campagna.
Quella di una volta, naturalmente. Suo padre era sarto o meglio gestiva una sartoria e Franco, ancora bambino, coltivava in sé una insopprimibile predisposizione al disegno, alla ricerca estetica, proponendo "modelli esclusivi" che venivano realizzati nel laboratorio con successo.
Dunque. Brescianini. per sua stessa ammissione, nasce come figurinista: un breve tragitto nella sua carriera, poiché non appena gli è stato possibile ha voluto dedicarsi totalmente all'unica attività che gli era consona, la pittura, cui pareva essere da sempre predestinato.

Ma ascoltiamo ancora le sue parole, estremamente espressive di quell'esperienza:"Da ragazzo ho fatto per alcuni anni lo stilista e il figurinista. Ho poi abbandonato questa professione per dedicarmi alla pittura. Anche se ho frequentato corsi di disegno posso dire di essere un autodidatta. Da giovane dipingevo paesaggi, poi mi sono dedicato al figurativo e in particolare all'immagine femminile".

Sintesi estremamente espressiva di un'attività ricca e multiforme che cercheremo di seguire e di illustrare con la maggiore attenzione possibile.
Dunque, il giovane Brescianini ha iniziato la vera e propria carriera artistica come paesaggista, una trentina di anni fa e le critiche e i cataloghi di cui disponiamo ci riportano ai primi "scorci di valli montane, assolate distese di campi, modesti abituri o dimore patrizie affioranti da un'aura perlata, di un grigio cangiante e talora fatiscente mediato dall'ombra dei tratti: un assieme che ammicca al passato ma si esplica nel contrasto dei piani, dei toni e del mezzo tecnico con avanguardistica e attuale misura" (Mario Pistono).

In quell'epoca, cioè fino alla metà degli anni '70, Brescianini si dedicava con passione al tema delle nature morte, raggiungendo effetti di estrema vivacità, evitando la riproduzione "dei pezzi" consueti a tale genere di pittura e intessendo trame in cui "spettrali bianchigie" di ossa supportano congerie di oggetti inventati, sapientemente confusionati e armonizzati in una coinvolgente unità di toni".
E contemporaneamente alle nature morte fanno la loro apparizione nei quadri di Brescianini le figure umane che. in diverse forme, cominciano a popolare i mondi astratti delle sue elaborazioni polimorfe.

Così troviamo visi dai lineamenti essenzializzati. figure in parte robotizzate ma non prive di quell'afflato umano che sarà presente, inevitabilmente, perché fa parte della personalità dell'autore, in tutte le sue opere future. Tuttavia in questi primi apocalittici quadri impregnati di giovanile vigore e ipervitalità, non manca mai la nota gentile di un fiore o di un "orpello" femminile a ingentilire l'atmosfera di desolata aridità che richiama, con apprensione, le ombre di una società in cui il degrado morale dilaga con progressiva e inevitabile fatalità.

Così come è inevitabile l'intima indignazione che ne deriva, il rancore e il desolante pessimismo di cui egli si fa carico, e che sono destinati a placarsi solo col tempo anche se celatamente presenti o diffusamente intuibili nelle opere più recenti.
E le sue figure femminili, fantasmi di un passato che. significa anche di "un tempo migliore", appaiono ancora come "pretesti per dipingere in un artista che a tutti appare introverso, ma il cui temperamento erompe spesso con esuberanza di temi, con una fine coscienza tonale e una equilibrata disposizione di volumi nello spazio pittorico, volumi che esemplificano un tipo di maturità consona alla sua invidiabile ancor giovane età" (Mario Pistono).

Il noviziato di Brescianini non doveva però protrarsi a lungo: il giovane pittore pieno di talento trovò presto la propria strada maestra convincendo anche gli altri e ci riferiamo soprattutto alla cerchia familiare piuttosto diffidente, in un primo tempo verso la sua vocazione "con lo sguardo in tralice di chi sta con i piedi ben piantati per terra" poiché era convinto egli stesso che quella soltanto poteva essere la sua strada.

E a poco a poco, senza abbandonare le direttive tracciate dai grandi maestri che sentiva più vicini a sé. e avendo riscontrato affinità e consonanze con l'espressionismo tedesco, prese avvio da quella corrente che intendeva contrapporre alla serena visione coloristica degli impressionisti un arte che fosse contestazione della società borghese e drammatica espressione del mondo interiore e soggettivo dell'artista.

Soprattutto in questo senso, della ricerca psicologica e dell'indagine intima, si è svolto il progressivo evolversi della pittura di Brescianini, che non ha dimenticato, ma continuamente riproposto, in immagini rielaborate, le accentuate deformazioni formali e i contrasti cromatici della pittura di Munch.

Forse, riprendendo un osservazione formulata da un critico, per altro non identificato, il riferimento stilistico delle opere più recenti di Brescianini è quello della matrice cubista - futurista con accentuata tendenza a dare alla forma una vitalità boccioniana. Ne deriva, nelle tele esposte in occasione della mostra personale allestita alla Galleria Cortina di Milano, una impressione di immagini sempre in movimento, spinte da una forza interna che vorrebbe sconvolgerle, ma che rimane solida nei suoi riferimenti figurativi.

"Il disegno si tende, e vibra, a volte fino alla convulsione e tuttavia riesce a conservare una potenzialità fermissima, mentre il colore sfuma in screziature liquide di bianco, compattandosi in armoniose tonalità di ocra e grigi esaltati da sapienti pennellate di sanguigno".
Questi quadri di cui riportiamo qualche titolo, come quello estremamente espressivo di "volata" e ancora di tentativo di evasione fanno parte di un settore della mostra intitolata dall'artista stesso "L'ultima fetta (il potere)", dove egli appare evidentemente ispirato alle vicissitudini contemporanee della vita politica e del progresso tecnologico.

Opere queste, di grande potenza espressiva e di innegabile, suggestione, che ci coinvolgono nel sottinteso discorso di denuncia sociale e di volontà di evadere.
Ma accanto a questo gruppo di tele "impegnate" ricompare inevitabilmente, in un diverso settore della mostra, il tema più caro a Brescianini. quello della figura femminile, presente in una serie di nudi, in cui una tecnica personalissima, adottata ormai costantemente, si esalta in un cromatismo appena velato che lascia emergere figurazioni moderne di alto livello. Pregio estetico, dunque, grazia accattivante, armonia di linee che tracciano sinuose volute e accennano a sofferenze pudicamente e tenacemente nascoste dietro le palpebre abbassate per non turbare il sogno di una bellezza misteriosa e insinuante, moderna ma antica come l'arte.

E dietro le figure inquietanti e quasi mistiche, che tacciono e tuttavia sembrano raccontare storie misteriose, è notevole il paesaggio, sempre immerso in un'atmosfera soffusa e romantica, dove la scelta cromatica appare vasta ed estremamente calibrata.
Paesaggi in cui la realtà, convive con l'ideale, e la fantasia fa da supporto al vero, lasciando intendere che dipingere significa "esprimere attraverso il colore" le proprie intuizioni spirituali.

Ed è proprio nel binomio "immagine - colore" che Franco Brescianini rivela la sua attenta indagine estetica, la sua tempra di autentico artista, capace ancora oggi di riproporre temi del passato, lontano o recente, in chiave lirica e appassionata ma con una tensione e una vibrazione emotiva assolutamente moderna, poiché il "segno nascendo dal modulo stantio vibra, si tende, scatta e nel contempo una sua potenzialità fermissima, mentre il colore gioca in screziature liquide di bianchi, sciogliendosi in variazioni sottili di tono".

Gian Piero Rabuffi


























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