For more extensive artist's bio, articles and list of exhibitions, visit artist(s) website(s). Many of the images displayed on this site are copyrighted, and are used here only for purposes of education or critical review. All rights are reserved by the artists who created the works referenced herein.

Painting is silent poetry, and poetry is painting that speaks. Simonides

Showing posts with label Elisa Rossi. Show all posts
Showing posts with label Elisa Rossi. Show all posts

Elisa Rossi




Per un MiniAlfabeto del corpo
di Maurizio Sciaccaluga

Elisa Rossi dipinge il corpo, e raccontando il corpo svela i desideri di una giovane donna. Con una passione e una rilassatezza rari nella figurazione contemporanea. Poche lettere, qualche similitudine, possono forse dire qualcosa in più sulla giovane pittrice e sulla sua ricerca.

B come BAGNO. Come sempre, la scena rappresentata dalla Rossi accade nel bagno. Ma è un bagno stravolto, mai perfettamente delineato, angusto forse ma mai chiuso e claustrofobico. Sembra che non abbia tutte le pareti necessarie, che non finisca, che sia solo la proiezione d'una strana architettura tra il minimal e l'espressionista. È sempre un angolo, una baia, un'insenatura dove finiscono i sogni, le speranze, le attese. E lì sono catturate, poiché non hanno vie di fuga apparenti, dal pennello dell'artista.

C come CHIAROSCURO. Da sempre i lavori della Rossi sono costruiti sul chiaroscuro, evocano un ambiente dove ombra e luce concorrono a creare un'atmosfera ovattata e calma favorevole all'intimità, alla solitudine, al ricordo. Con l'ultima serie di lavori però, il gioco dei bianchi e dei neri si riflette con decisione sul corpo, lo sottolinea, lo mette in evidenza e, in definitiva, lo scopre. Ne accompagna le forme, s'insinua nelle scollature della lingerie, spinge l'attenzione dello spettatore lungo i fianchi, i seni, le gambe. È come se, pur continuando a rispettare, anzi a raccontare, la solitudine, l'artista cominciasse a minacciarla, a violarla, a interromperla. Le ombre degli ultimi quadri si aggirano furtive, aiutano a definire la terza dimensione ma, al contempo, suggeriscono che una parte della personalità delle protagoniste non è scevra da peccati, non vuole essere linda e specchiante. Ora, il chiaroscuro, narra anche la metà oscura, quella che fa paura ma, probabilmente, dà le maggiori soddisfazioni.

D come DOVE. È il titolo della prima personale dell'artista (quasi un anno fa), a intendere il luogo sempre contrito e nascosto dell'azione rappresentata ma anche - anzi, soprattutto - una crema intima che accarezza e culla il corpo femminile. La pittura della Rossi è appunto una crema, è stesa a coprire la pelle, a proteggerla, a preservarla.
Fluida, morbida, rinfrescante, segue e sottolinea le membra, modella dolcemente le curve, avvolge e nasconde, pur senza celare, l'intimità. Non è mai d'olio denso e materico, non si ferma mai sulla tela ad appesantirla e rinforzarla; piuttosto, scivola via liquida, quasi impalpabile, e la figura scoperta da ogni dipinto - nonostante le sia rubato un momento assolutamente personale e non condivisibile con alcuno - sembra non subire alcuna violenza, pare trovarsi perfettamente a proprio agio con questo tratto e questa tecnica accondiscendenti e protettivi. Se l'impasto pittorico è una crema, la superficie del corpo disegnato dal pennello non può essere altro che pelle, pronta ad assorbire ogni beneficio, a mettere in contatto interiorità ed esteriorità, a proporsi come ultimo e vero confine della proprietà.

I come INQUADRATURA. Sempre interrotta, sempre tagliata duramente, l'inquadratura delle opere della Rossi è come il frame di un viaggio filmato lungo il corpo. L'artista sembra ammettere che c'è dell'altro oltre quanto inquadrato all'istante, è evidente, ma in questo momento, al momento della visione dell'opera, occorre concentrarsi su questo punto, su questo momento, su questo atteggiamento. Non si sa cosa accada intorno ma quanto visto basta a fomentare una storia, a stimolare l'immaginazione di un avvenimento. Piccolo quanto si vuole, ma importantissimo per il soggetto ritratto. Sembra che, ogni volta, il mondo possa concentrarsi su una schiena, una coscia, il taglio di un viso.

L come LINGERIE. Sensuali ma caste, nude e coperte insieme, le donne della Rossi (che poi altri non sono che l'artista stessa e, in precedenza, la sorella) sono sempre presentate in un momento di riflessione, durante attimi dedicati alla cura del proprio corpo, dunque in abbigliamento intimo. A dire il vero, a voler essere più precisi, l'abbigliamento sarebbe comunque intimo anche se si trattasse di pullover e giacche a vento, visto l'approccio silenzioso e coinvolgente alla figura, vista la relazione d'amorosi sensi tra tratto e soggetto, ma nei quadri dell'artista i personaggi sono proprio ritratti in reggiseno e mutandine. Se in passato questi indumenti, bianchi e semplicissimi, erano forse solo la superficie e la scusa dove riflettere la luce, con cui creare un lampo bianco e accecante nella composizione, ora - con l'ultimo ciclo di lavori - sono diventati un elemento di primissimo piano della pittura. Se, nei pezzi dedicati alle ragazze, iniziano qui e là a rifiutare l'assoluta semplicità, a muovere l'insieme del quadro con qualche grinza, qualche decoro, qualche belletto, in alcune opere si ergono a unici protagonisti, trasformano il dipinto - prima dichiaratamente ed esclusivamente figurativo - in una sorta di riflessione sul rapporto tra figura, astrazione geometrica e decorazione. Danno alla Rossi la possibilità di mostrare ed esaltare l'abilità nel disegno, la capacità di dar vita alla terza dimensione e a una profondità raffinatissima, suggerita solo da un particolare, una linea curva, una piega. Con la serie dei lavori sulla lingerie, sui pizzi ricamati che grazie alla pittura dell'artista si fanno intarsi scolpiti - in uno stranissimo rapporto di trasformazione da un'immagine realista a un dipinto a una scultura - l'autrice muta anche il modo di raccontare la sensualità: se prima sexy e desiderabile era la dolcezza estrema e raccolta di un corpo presente ma assente, fisicamente vicino (lì, sulla tela) eppure estremamente lontano (la mente proiettata al proprio interno, senza voglia d'intessere alcuna relazione con gli altri), adesso prende piede, seppur sempre discreto, mai aggressivo e volgare, un gioco feticista con gli oggetti, un gioco accattivante di suggerimenti e ammiccamenti che chiama in causa, pur senza mostrarlo, quel corpo che prima vestiva l'indumento. Quel corpo che, scomparso, è forse diventato, se possibile, più invadente.

R come RITRATTO. Prima la sorella, ora anche se stessa. Elisa Rossi parla - mentre tutto intorno esalta la vita di società, l'apparenza, la superficialità - di una donna fatta essenzialmente di sensazioni, di desideri. Per questo non può cercare, per ora, altre modelle: deve conoscere l'intimità, i segreti, la vita per dipingere il corpo, deve aver visto dentro per descrivere il fuori.

S come SOLITUDINE. Più passa il tempo, più le ragazze della Rossi sono meno sole. Non che sia apparso qualcuno all'orizzonte, tutt'altro, ma dagli atteggiamenti, dalle pose, dalle carni va sparendo quella voglia e quell'ansia di isolamento. I quadri non svelano più il bisogno di allontanamento dal mondo ma, piuttosto, solo un attimo di riposo da una vita ora più intensa, piena, forte. Le mani, i pizzi, le posture dichiarano un grande amore per la relazione e, di conseguenza, ogni tanto, una grande necessità di riprendere fiato, di ritemprarsi, di fare il punto con se stessi. Troppa luce e troppo buio nei quadri per non far pensare a una figura che vive, intensamente.




















Elisa Rossi è nata nel 1980 a Venezia. Vive a Montebelluna, Treviso



© Elisa Rossi

Followers

Blog Archive

Labels

Related Posts with Thumbnails